Nel medioevo e nei secoli successivi quando si copiava un libro c’era la possibilità, come ai giorni nostri, di sbagliare a scrivere. Inizialmente si doveva rifare tutto il lavoro, e non immaginate neanche il tempo che si impiegava o meglio si buttava per rifare tutto o una parte del lavoro.

L’ingegno dell’umanità ha dato vita a determinate polverine che se utilizzate subito sopra l’inchiostro davano la possibilità di aspirarlo dalla pergamena. Tuttavia rimaneva sempre qualche alone e la pergamena stessa non ritornava come nuova.

Al giorno d’oggi con la penna biro a sfera si utilizzano i cosiddetti cancellini o bianchetti, comunemente chiamati correttori. Questi correttori, che ce ne sono di due tipi, lavorano formando una specie di pellicola bianca non trasparente sopra lo sbaglio di scrittura.

Di correttori ce ne sono essenzialmente di due tipi, quelli simili al nastro adesivo che vengono usati in strisce e passati direttamente sopra la parola sbagliata, e quelli che utilizzano una specie di inchiostro bianco e denso, che sparso sull’errore, si asciuga e lo toglie. Tutti questi correttori danno la possibilità di poter scrivere sopra, una volta asciugata, alla patina bianca.

Questa invenzione ha migliorato di molto il potere di cancellazione dell’inchiostro, specialmente a scuola quando sbagliare è molto facile. C’è anche una leggenda metropolitana, molto amata dagli studenti, su quel tipo di gomma da cancellare blu, ruvida e molto dura, che dovrebbe eliminare l’inchiostro della penna bic moderna, ma che invece distrugge l’inchiostro, pure il foglio.